Investimenti nella cura al gioco d’azzardo problematico

gioco d'azzardo

La Legge di Stabilità 2016 ha previsto fondi per la Salute, e questi dovranno essere un “di più” del fondo indistinto che verrà veicolati per la cura e la prevenzione di coloro che vengono colpiti dal gioco problematico. Purtroppo, il comparto delle dipendenze è quello più piccolo di tutti i comparti relativamente al profilo del budget e questo potrebbe anche far sorgere delle domande: o lo Stato ha stabilito che le dipendenze non sono tali da ritenere di dover impiegare “troppi fondi” per i servizi relativi, oppure queste problematiche avrebbero bisogno “di più” e questo “di più” non è disponibile da parte dell’Esecutivo. Quello che si percepisce dal monitoraggio del territorio, è che le problematiche che emergono sono grandi e, sopratutto, diffuse: ci sarebbe necessità di più corpose risorse.

La Fict, Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, attualmente ha attivato 20 centri per interventi su persone con problematiche relative al gioco ed una ricerca ha evidenziato che dal 2009 allo scorso 2015 sono state accolte 625 persone con problemi di abuso di gioco d’azzardo. Purtroppo, ancora oggi, il disturbo del gioco d’azzardo problematico “non è stato compiutamente declinato ed inserito nei Lea” pur essendo stato già previsto dal decreto Balduzzi del 2012. Questa è una mancanza assai grave, anche perché il territorio ha fatto più volte presente, e sottolineato con forza, la necessità di interventi dello Stato in questo senso. Tutto ciò che riguarda il gioco sembra essere preso, se si permette la parola, “sotto gamba”: la sua ristrutturazione, la sua distribuzione ed, infine, anche la sua cura.

Si spera che la Conferenza Unificata possa… occuparsi anche di questo e che possa intervenire con normative per la sua “riforma”, così come possa dare indirizzi specifici anche per la cura delle conseguenze dell’abuso del gioco, così come si è fatto già da tempo per le altre dipendenze relativamente alle quali senz’altro è stato fatto molto di più: basta guardare gli interventi destinati all’alcool, al fumo ed alla droga. Perché per il gioco d’azzardo si è restii ad intervenire? Il dato di fatto, senza però fare allarmismi di cui il mondo del gioco non ha bisogno, è che ancora non si è riusciti a “convincere” la cittadinanza colpita dal disagio del gioco problematico a rivolgersi alle “poche” strutture esistenti: forse la “vergogna” o la “paura” di essere giudicati prevale sulla voglia di curarsi e di mettersi nelle mani di professionisti che possono aiutare ad uscire dal tunnel della dipendenza del gioco.

Ed ecco che qui ricompare, e lo fa sempre quando si parla di problematiche anche in linea generale, la cultura del consumo, la cultura della responsabilità nel giocare e la responsabilità dell’uso del danaro. Sino a quando non si riuscirà ad arrivare, anche in parte, alla cultura ed alla conoscenza del gioco… si farà sempre fatica a riconoscere di essere dipendenti e, quindi, di avere la necessità di sottoporsi ad “aiuti od a cure”. Le strutture accreditate per la cura della ludopatia attualmente ricevono risorse dai Sert, che a loro volta, le tolgono ad altre dipendenze oppure direttamente dalle famiglie dei pazienti. Ma nella Legge di Stabilità del 2014 erano previste quote di stanziamento di 50milioni di euro per gli anni 2015, 2016 e 2017 in riferimento al gioco d’azzardo problematico: è da considerarsi piccola cosa, naturalmente, rispetto ad una patologia che dovrebbe essere regolamentata e finanziata in modo adeguato.