Casinò e proprietà in allerta sulle partecipate

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Si poteva senza dubbio pensare che l’entrata in vigore del decreto legislativo di riforma delle società partecipate degli enti pubblici, attuativo della riforma della pubblica amministrazione, avrebbe portato scompiglio nei 4 casino in italia. Ancora non sono però chiari gli effetti e la portata di questo decreto che, al momento, è allo studio sia di Federgioco che delle quattro strutture e si stanno cercando di valutare i primi effetti concreti e reali sulle attività appunto dei casinò. Il primo risultato “tangibile” è che la scorsa settimana sia il Casinò di Sanremo che quello di Campione di Italia hanno forzatamente dovuto annullare le ricerche di personale nella figura di due direttori del personale ed un direttore finanziario, ricerche ovviamente soggette a bando poiché l’assunzione a tempo indeterminato prevista in tutti e tre le possibilità di assunzione, era in netto contrasto con le disposizioni previste dal “nuovo decreto legislativo” entrato in vigore lo scorso 23 settembre.

Questa “marcia indietro” delle due Case da Gioco sarà sicuramente solo un piccolo assaggio di quanto promette il futuro, sopratutto, relativamente a quelle società i cui bilanci sono in perdita come succede, purtroppo, nel caso di tre casinò su quattro: forse, però, bisogna anche sottolineare che “il rosso di bilancio” di queste tre strutture si concretizza proprio nel rapporto convenzionale che le lega alle proprietà alle quali devono corrispondere una quota annuale degli incassi raggiunti.

Se l’obbiettivo del decreto in questione è quello di fare il possibile per risanare i conti aziendali, anche se sembra un’impresa quasi “ardua ed impossibile”, posto che il livello degli incassi continua a scendere e, purtroppo, il trend progressivo annuo lo conferma, fatta eccezione per “l’isola felice” del Casinò di Venezia, le stesse proprietà dovranno pure adeguarsi alle disposizioni delle nuove normative. Bisognerà, probabilmente, guardare a come si regolerà la Regione Val d’Aosta che forse è quella “più avanti di tutti”: infatti sono mesi che si discute di un disegno di legge regionale di riforma del sistema locale che era stato messo in stand by per poter conoscere le disposizioni finali che il Consiglio dei Ministri avrebbe preso in relazione all’esame del decreto legislativo, prima della sua approvazione definitiva.

Lo “stato d’ansia” dei nostri casinò tricolore è concepibile ed anche ben compreso: da tempo le Case da Gioco attendono un intervento del Governo per “sistemare” le loro posizioni che ancora si riferiscono a normative vecchie ed anche obsolete. Infatti, queste strutture ludiche speravano che in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali venisse dedicato “un poco di spazio” anche al loro comparto che rientra, senza ombra di dubbio, nel mondo del gioco d’azzardo che sta per essere riformato. Ma probabilmente le tematiche del gioco sono state e sono talmente tante che non si ha alcuna speranza, al momento, di vedere inserito, anche un solo angolino nella trattativa della Conferenza.

Così, il comparto delle Case da Gioco rimane a secco di riforme e ristrutturazioni, con tutte le sue angosce relative alle proprietà alle quali dovrà sempre e comunque “elargire” una pingue fetta dei propri introiti: il nuovo decreto porterà più sicurezze o più perplessità? Ai posteri l’ardua sentenza.